Fondo di Garanzia PMI: cosa cambia davvero per banche e imprese

16/02/2026
Il nuovo decreto interministeriale firmato da MIMIT e MEF introduce un cambiamento significativo nell'utilizzo del Fondo di Garanzia per le PMI: un premio aggiuntivo a carico delle banche e degli intermediari finanziari che ricorrono in modo intensivo alla garanzia pubblica.
L'obiettivo dichiarato è migliorare la sostenibilità del Fondo. Il rischio, però, è quello di ottenere l'effetto opposto: rendere meno conveniente uno strumento nato per facilitare l'accesso al credito delle imprese.

Perché nasce il nuovo extra costo?

Il decreto attua quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2024, introducendo un meccanismo di penalizzazione per gli istituti che superano determinate soglie di utilizzo del Fondo.
L'intento è razionalizzare l'uso della garanzia pubblica, evitando concentrazioni eccessive e preservando la stabilità finanziaria del sistema.

Le nuove regole in sintesi

Per rendere il sistema più equilibrato, il decreto stabilisce:

1. Una soglia di esenzione

È esclusa dal calcolo la quota minore tra:
- il 30% dei finanziamenti garantiti, oppure
- 200 milioni di euro di importo garantito.

2. Due aliquote progressive

Applicate solo sulla parte eccedente la soglia:
- 3% sulla quota tra il 30% e il 60% dei finanziamenti garantiti
- 6% sulla quota oltre il 60%

Un modello pensato per disincentivare l'uso massivo del Fondo, ma che inevitabilmente aumenta i costi operativi per gli istituti più attivi nel segmento PMI.

Quanto aumentano i costi per le banche?
Le simulazioni mostrano impatti molto diversi a seconda delle dimensioni dell'istituto:

- Banche di piccole dimensioni: effetti limitati, perché utilizzano il Fondo in modo contenuto.
- Istituti medi: l'extra costo può far crescere le commissioni fino al +64%.
- Grandi banche: con portafogli garantiti nell'ordine dei miliardi, l'incremento può superare i 7 milioni di euro, pari a circa +42% dei costi attuali.

È prevista una riduzione del 50% del premio aggiuntivo se almeno il 60% dei finanziamenti garantiti è destinato a imprese con rating medio‑alto (fasce SACE 4‑6).
Una condizione teoricamente virtuosa, ma difficile da raggiungere nella pratica.

Chi è escluso dal nuovo extra costo

Non rientrano nel perimetro del decreto:
- Confidi
- Operazioni in controgaranzia
- Garanzie di portafoglio

Queste ultime, introdotte nel 2016, rappresentano oggi circa il 7% del totale e potrebbero diventare un'alternativa sempre più strategica per le imprese con rating migliori.

Impatto sul sistema e sul credito alle imprese

A livello complessivo, gli extra costi potenziali per il sistema bancario superano i 650 milioni di euro.
Un impatto non trascurabile, soprattutto in una fase in cui il credito alle imprese mostra segnali di fragilità e solo una timida stabilizzazione.

Secondo diversi operatori del settore, il rischio è chiaro:

Penalizzare l'uso del Fondo potrebbe ridurre ulteriormente l'erogazione del credito, proprio quando molte PMI hanno bisogno di sostegno per investimenti, liquidità e crescita.
Il vero test sarà nei prossimi trimestri: capire se le banche ridurranno l'operatività sul Fondo o se riusciranno a mantenere un equilibrio sostenibile tra costi, rischi e supporto alle imprese.

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